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august, 2020

29aug12:00 am2:00 pmZAUM_
percussion
Traiettorie FestivalEnglish:english

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Event Details

1991 2020

TRENT’ANNIDI MUSICA CONTEMPORANEAIN ITALIA

XXX Rassegna Internazionale di Musica Moderna e Contemporanea

Cortile del Guazzatoio

ZAUM_percussion – anteprima

Iannis Xenakis (1922-2001) Okho (1989) per tre dzembé e un tamburo africano di grandi dimensioni

Carlos Roqué Alsina (1941) Reflets en trio (2002)per vibrafono, dzembé e marimba

Vinko Globokar (1934) Tribadabum extensif sur rythme fantôme (1986) per tre o per un numero illimitato di percussionisti

Tutte le divinità della musica moderna esultano per i trent’anni di Traiettorie e della sua feroce abnegazione a difendere uno spazio per la creatività musicale di oggi, battezzato nel 1991 in una serata ormai leggendaria sotto il nume di Luigi Nono e proseguito in tre decenni con oltre duecentocinquanta concerti che hanno tracciato una definizione precisa di musica contemporanea: la continua riscoperta dell’uomo come parte fisiologica e fatale della natura, rivoluzionando i linguaggi al contempo senza rinnegare la loro continuità col passato.Esultano quelle divinità come nel mondo ellenico le baccanti annunciavano a colpi di tamburi l’arrivo di Dioniso, il dio che calpesta il passato delle forme e delle idee, e ogni volta le rinnova. E, in una giornata d’estate ancora rigogliosa, sono proprio le percussioni ad aprire questo trentesimo anno di Traiettorie celebrando la sostanza più arcaica ed eterna della musica nell’essenza del ritmo, bello come la pittura, e della fisicità umana, potente come i suoni. E bello, anzi felice è il ritmo di Okho di Iannis Xenakis, scritto per il bicentenario della Rivoluzione francese nel 1989 ma con nemmeno troppo occulte allusioni al colonialismo: dzembé e dundun, il grande tamburo africano con cui si conclude, e il titolo stesso che in zulu significa “felici in marcia”. I tre esecutori partono da uno sparuto materiale ritmico per poi arricchirlo, passarselo fra loro con sottili diversità di colori ottenute da differenti impatti sugli strumenti, ricombinarlo fluidamente in assoli, duetti e trii e – come amava Xenakis – occultando all’ascoltatore la struttura, che qui è fatta da otto sezioni contrastanti in cui l’articolarsi del ritmo diventa massa sonora.La realtà è che già nell’universo ancestrale delle percussioni è connaturata una ridondante presenza fisica dell’esecutore, un’idea riemersa con prepotenza nella contemporaneità. Nella musica dell’argentino Carlos Roqué Alsina il percussionista è obbligato a un virtuosismo atletico che però non è scenografia, né enfasi di abilità, ma serve a differenziare l’approccio allo strumento. Questo approccio in Reflets en trio è basato su ritmi cangianti, atmosfere popolari (argentine e slave), gioia primordiale, in una convivenza fra tre timbri diversi e le loro possibilità acustiche: qui Roqué Alsina ha rielaborato per tre esecutori il secondo e terzo movimento del suo Reflet, composizione del 2002 che quella convivenza la ricercava sul vibrafono solo. Non a caso Roqué Alsina ha da sempre coltivato idee musicali sulla stessa linea di Vinko Globokar, con cui ha fondato il New Phonic Art, ensemble orientato sull’improvvisazione e sul coinvolgimento creativo dell’esecutore. Solo che nella partitura di Roqué Alsina tutto è scritto, mentre Globokar ama improvvisare e responsabilizzare l’esecutore, che così finisce per “concettualizzare” i timbri sonori. Come? In Tribadabum extensif sur rythme fantôme il ritmo-fantasma lo hanno in testa solo gli esecutori, che per il resto si muovono in un percorso in cui la partitura suggerisce solo indicazioni ritmiche di verbi di azione (strofinare, lanciare, agitare, tirare, allungare, raschiare, rotolare, colpire, tirare, macinare, spostare, battere, soffiare, inumidire, alternare, rimbalzare, avvicinarsi, allontanarsi), ma saranno gli esecutori a scegliere l’ordine delle trentuno sezioni del pezzo, la scelta degli strumenti e il modo di farli sentire, fra i quali anche quattro oggetti singolari e quotidiani da usare una sola volta – tanto per dire, strapparsi di carta o strusciate di fiammiferi. Si può eseguire in trio al chiuso o con molti esecutori posizionati lungo tre assi, all’aperto. Ipnotico ed entusiasmante, questo pezzo in cui venticinque minuti volano in un attimo ha risultati anche visivi: niente da meravigliarsi se vedrete un percussionista picchiare l’aria. ANTEPRIMA

Time

(Saturday) 12:00 am - 2:00 pm

Location

Cortile del Guazzatoio

Via Giambattista Bodoni, 7a, 43121 Parma PR, Italia

Organizer

Fondazione Prometeo

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